Nella vittoria di misura contro il Lecce, il Milan ha trovato risposte che vanno oltre il tabellino. Tra queste, la prova di Ardon Jashari, rientrato dopo mesi complessi e protagonista di una prestazione concreta, ordinata, decisiva nell’equilibrio più che negli highlights. A San Siro non ha cercato la scena: l’ha tenuta in piedi. Il contesto non era semplice. L’infortunio che lo ha tolto dai radar a inizio stagione ha inciso sul fisico e sulla testa. Eppure, nella serata che ha chiuso la maratona di gennaio, Jashari ha mostrato applicazione e spirito di sacrificio, qualità che il Milan si aspettava e che ora cominciano a riemergere con continuità.
La partita “invisibile” che regge il sistema
Contro il Lecce, il contributo di Jashari è stato soprattutto senza palla. Ripiegamenti continui, attenzione nelle coperture, raddoppi sugli esterni e chiusure delle linee di passaggio: dettagli che hanno evitato sfilacciamenti nei momenti più delicati e dato ossigeno ai compagni quando la pressione saliva.
È la partita che non si vede, ma che pesa. Massimiliano Allegri chiede questo ai suoi interni: leggere i momenti, scegliere la giocata funzionale, mantenere compattezza. Jashari lo ha fatto, senza forzare palla al piede, preferendo la soluzione giusta a quella spettacolare.
Qualità e ordine, oggi; prospettiva, domani
C’è un altro segnale, forse il più incoraggiante: la crescita nelle letture tattiche. Pur non essendo ancora al top della condizione, Jashari ha mostrato lucidità nelle scelte e pulizia tecnica nei passaggi, unendo intensità e disciplina. Compiti che, oggi, in questo Milan sono affidati a un riferimento come Luka Modrić. Domani, chissà.
La sensazione è che il peggio sia alle spalle. Se ritroverà brillantezza atletica e fiducia anche nelle gare a ritmi più elevati, il Milan potrebbe scoprire una risorsa preziosa per il prosieguo della stagione: un centrocampista capace di tenere insieme ordine e qualità, ciò che serve quando la squadra cerca equilibrio.
Un punto di partenza, non un traguardo
La partita col Lecce non è la versione definitiva di Jashari, ma una base solida. Da qui si costruisce: alzando il livello, accettando la continuità, pretendendo di più da sé stessi. Il Milan lo aspetta. E, se la crescita proseguirà, potrà contarci davvero.

