Milan fuori dalla Champions, l’affondo di Carlo Festa: “Cardinale ascolti i consulenti e venda il club”

Il noto giornalista economico analizza il fallimento sportivo dei rossoneri su X, indicando nel cambio di proprietà l'unica strada percorribile per la rinascita del progetto.

Redazione
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La clamorosa mancata qualificazione alla prossima Champions League da parte del Milan, certificata sul campo nell’ultimo turno di campionato, ha scatenato durissime reazioni sul futuro societario del club rossonero, spostando i riflettori direttamente sui vertici della proprietà statunitense. Nella giornata di oggi, lunedì 25 maggio 2026, il giornalista de Il Sole 24 Ore, Carlo Festa, è intervenuto pubblicamente per commentare la crisi sportiva del Diavolo, evidenziando come l’attuale gestione finanziaria e strategica non sia più adeguata alle ambizioni storiche della piazza milanese. Attraverso un duro editoriale pubblicato sul proprio profilo social ufficiale sulla piattaforma X, che costituisce la fonte originale della notizia, il cronista ha individuato nel disimpegno immediato di RedBird l’unica reale soluzione per garantire una solida stabilità al sodalizio di via Aldo Rossi.

L’analisi del giornalista economico supera la semplice cronaca sportiva legata ai risultati sul terreno di gioco, ponendo l’accento sulla solidità della struttura aziendale e sulla reale capacità di investimento dei vertici attuali. Secondo l’opinione espressa da Festa, il dibattito interno all’ambiente milanista non dovrebbe limitarsi all’individuazione dei singoli responsabili tecnici o dirigenziali, ma dovrebbe investire la stessa figura del numero uno del fondo d’investimento americano, ritenuto privo delle risorse e delle competenze necessarie per guidare un club di prima fascia. Sul proprio canale social, Carlo Festa ha dichiarato in prima persona: “Al di là della ricerca di colpevoli e possibili rivoluzioni tra manager e giocatori, al Milan manca un azionista con capacità economiche e sportive. Gerry Cardinale dovrebbe ascoltare i consulenti e vendere il club. È l’unico mo

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