Milan, De Winter non è più una scommessa: è diventato un pilastro

Da investimento discusso a certezza difensiva: la crescita di De Winter racconta il nuovo equilibrio del Milan.

Gianpietro Melfi
5 min di lettura

Koni De Winter sta maturando nelle ultime partite di campionato. Il difensore belga è arrivato dal Genoa con diverse aspettative, una su tutte: giustificare la scelta societaria di puntare su un giocatore in piena crescita e trasformarlo in una pedina centrale di questo Milan. Allegri, nelle sue gerarchie, lo sta premiando e, tra Gabbia, Pavlovic e Tomori, il numero cinque è riuscito a ritagliarsi spazio con continuità.

De Winter, un investimento che oggi trova risposte

De Winter sta diventando un difensore garante in un Milan rinato dalle ceneri. Nelle ultime stagioni il classe 2002 è stato un riferimento importante per il Genoa, finendo sul taccuino di diversi club di Serie A. Eppure, al momento dell’acquisto, una parte della tifoseria aveva storto il naso: 20 milioni di euro.

Una cifra che in Europa non spaventa più nessuno, ma che in Italia continua a pesare. Per cultura gestionale o per limiti di budget, ogni investimento viene sezionato al dettaglio. Oggi però quella spesa sta producendo rendimento. Allegri lo ha inserito stabilmente nelle rotazioni e, nelle ultime settimane, la scelta non è più sembrata sperimentale.

Da outsider a titolare stabile

De Winter, inizialmente, ha dovuto guadagnarsi spazio al Milan. Con un reparto difensivo che a inizio stagione necessitava di stabilità, il suo ruolo è stato quello dell’outsider. Una pedina in più da inserire nell’ultimo quarto d’ora per far rifiatare i compagni. Più o meno questa sembrava essere l’idea iniziale, perché tra Gabbia, Pavlovic e Tomori la titolarità del belga appariva lontana.

La prima apparizione è arrivata alla terza giornata contro il Bologna, con 45 minuti giocati. Una prova non eccelsa, ma sufficiente per contribuire al risultato finale. Poi la prima da titolare contro il Pisa, chiusa con un pareggio amaro. In quell’occasione De Winter trasmetteva ancora incertezza e, nonostante il tecnico livornese stesse iniziando a concedergli più spazio, il difensore non offriva ancora quella solidità oggi evidente.

Nonostante le prime perplessità, è riuscito a conquistarsi spazio e Allegri ha continuato a riproporlo, quasi a cercare da lui una conferma definitiva delle sue qualità. L’opportunità di imporsi è arrivata anche grazie alla temporanea assenza di Pavlovic, avvenuta all’inizio del 2026.

Milan, Allegri ha trovato un altro pilastro

Come riportato da Transfermarkt, De Winter ha totalizzato 1435 minuti in 21 presenze stagionali, considerando campionato, Coppa Italia e Supercoppa. Una media di 68 minuti a partita. Non sono numeri da comparsa: raccontano una titolarità costruita nel tempo.

Il gol contro la Roma è stato un surplus estetico, utile a renderlo ancora più apprezzabile agli occhi dei tifosi. Ma ciò che sta davvero evidenziando il belga sono le sue scelte calcolate e la gestione pulita del pallone. Parte integrante del duo della costruzione dal basso insieme a Maignan, De Winter avvia l’azione con ordine.

I suoi interventi sono puliti: non è un difensore irruento, ma è strutturato nel chiudere gli spazi e, se necessario, nel mettere quella gamba o quel piede che trasformano il mestiere del difensore in una questione di tempismo e volontà. A conferma di tutto questo, le sole due ammonizioni ricevute – contro il Lecce in campionato e contro la Lazio in Coppa Italia – restituiscono l’immagine di un centrale lucido, misurato negli interventi e raramente costretto a rincorrere l’avversario con falli evitabili.

In un reparto dove l’equilibrio è tutto, De Winter sta dimostrando di aver capito che la continuità non si conquista con le giocate spettacolari, ma con affidabilità e disciplina. Valori che, nelle squadre di Allegri, trasformano un difensore in un pilastro. Dal ritorno contro la Fiorentina dell’11 gennaio in poi, non è più stato considerato una soluzione temporanea del terzetto: è diventato parte dell’ossatura. E quando un investimento smette di essere una scommessa e diventa una garanzia, significa che la crescita non è più un’ipotesi, ma una realtà.

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