La stagione sta per giungere al termine e tra i corridoi di Casa Milan persiste un problema mai davvero affrontato. In queste ultime ore l’attacco è martoriato da critiche e analisi che provengono da destra e manca. Il lavoro fatto fin qui da Allegri sembra vano, fino a un certo punto. Nonostante non ci sia mai stata una vera punta per la squadra, questa è sempre riuscita a trovare la via del gol in qualche modo. Ma la dirigenza, come in passato, non è riuscita a dare al club una punta stabile, affidabile, capace di firmare il tabellone periodicamente. Il motivo? Sconosciuto.
Un problema mai risolto: non è solo questione di gol
In zona Portello si aggira un’aria tesa e attenta alle prossime mosse di mercato. Oltre alla lista dei nuovi candidati da aggiornare ininterrottamente da parte dei dirigenti, c’è un pensiero che ha bisogno di essere studiato da tempo, di cui nessuno è in grado di dare una risposta. Il Milan sa davvero che tipo di punta vuole?
Le notizie di mercato sui vari candidati continuano a tenere aggiornato e speranzoso il tifo rossonero. Molti nomi però, lasciano sin dal principio più dubbi che certezze. Basti pensare al nome di Moise Kean, un profilo interessante, che lo scorso anno ha realizzato 25 reti totali. Ma questo dato è riuscito a eguagliarlo, o perlomeno, a ripetere la stessa costanza? No. “Allegri lo ha allevato alla Juventus e se ritrova un suo vecchio pupillo, saprà come gestirlo“. Una semplice frase, in grado di accendere gli animi, che dona un briciolo di speranza a una trattativa, casomai in fase di svolgimento, senza una vera stabilità.
Di certo, la questione non è minimizzare il giocatore viola. È capire che rotta vuole prendere la dirigenza. Che tipologia di attaccante vuole. Nelle ultime stagioni, al Milan sono arrivati nomi importanti e di esperienza: Giroud. Oltre a lui, hanno varcato i cancelli di Milanello altri, messi alla prova già dalla prima seduta. Santiago Gimenez ad esempio. Atteso, ma mai davvero decisivo. Un punto che apre a un altro quesito: c’è capacità e consapevolezza nel gestire le grandi attese?
Dal dopo Ibrahimovic a oggi: un vuoto mai colmato
Il fattore tempo è qualcosa che tormenta l’ambiente Milan. Diversi attaccanti approdati sono stati inizialmente coccolati, assecondati e scaricati. In pochi, almeno nelle ultime tre stagioni, sono stati fissi e di ruolo proprio come il francese in forza al Lille. Negli ultimi mesi è emerso un dato storico: l’ultimo capocannoniere con almeno venti gol stagionali è stato Ibrahimovic nel 2012. Un digiuno che dura da tanto, senza mai riuscire davvero a uscirne. Da quella lontana stagione, nessuno è riuscito a compiere le gesta del svedese. E questo preoccupa i tifosi, in grado di vivere solamente di ricordi. Un’abitudine che sta stretta.
Milan, il mercato non basta senza una direzione
La verità fa male. E con un allenatore in grado di riesumare calciatori, la prova del nove con altri protagonisti è andata in totale fallimento. Pochi gol, certamente buoni e importanti, se pesati come si deve sulla bilancia, ma non sufficienti a nascondere un limite evidente a livello societario. Nomi come Lewandowski – accostato al Milan e alla Juventus, come riportato da Calciomercato.com – riaccendono la fiamma, senza accontentare la piazza a tempo indeterminato.
A riportare in vita un reparto allo sbando inoltre, non ci pensa solo il tecnico livornese con tutte le sue forze. Anche i media continuano ad alimentare il dibattito, rilanciando nomi e chance che però non risolvono il problema di fondo. Con un andamento simile, la credibilità è stata persa per strada.
Quello che si chiede non è una totale rivoluzione o un rimuginare su azioni sbagliate. È rivedere le scelte adatte per le ambizioni dichiarate. E se risultano elevate, si chiede che gli innesti debbano essere di pari livello. Le scommesse, come accadeva ai tempi d’oro, arriveranno. Perché senza una scelta chiara, anche il prossimo nome sarà un altro tentativo. E il Milan, di tentativi, ne ha già fatti troppi.