Caro Jack, avresti meritato di più. Ma grazie per il milanismo

Si ritira dal calcio l'esterno che in maglia rossonera ha segnato 35 gol in 184 partite. Ritratto di un beniamino che merita di essere ricordato

Matteo Noceti
5 min di lettura

Giacomo Bonaventura si ritira dal calcio giocato. L’ufficialità è arrivata ieri ma era prevedibile dopo il lungo silenzio che negli ultimi tempi era piombato sul giocatore. Si ritira in punta di piedi, come nello stile di un ragazzo mai sopra le righe ma estremamente concreto sul rettangolo di gioco. Bonaventura non è mai stato un fuoriclasse e nemmeno uno di quelli che, da soli, fanno vendere i biglietti, ma ha sempre dato tutto. Aveva la generosità di un mediano e l’eleganza di un Jack, ma più di tutto sembrava avere la maglia rossonera tatuata sulla pelle.

L’arrivo al Milan nel 2014

E pensare che Bonaventura, al Milan, non ci doveva neanche venire. Succede tutto nell’ultimo giorno del mercato estivo del 2014: il tesseramento di Biabiany si complica, così Galliani decide di stringere per l’esterno dell’Atalanta, che in quelle fasi concitate pare invece destinato all’Inter. Trattativa e contratto, si decide tutto in pochi minuti e Jack diventa un giocatore rossonero, emozionandosi non poco al momento della firma.

Versatilità e lampi di genio

Le vibrazioni sono quelle giuste, Bonaventura sembra il profilo adatto alla rinascita di un Milan operaio e alcuni, a causa della stessa provenienza atalantina, rivedono in lui un giovanissimo Donadoni. Non andrà esattamente così, ma la sua storia merita di essere raccontata. Sin dalle prime uscite, Jack si fa apprezzare per la sua versatilità, mettendo in mostra qualità tecniche frizzanti pur nella loro discontinuità. Jack sa incidere negli ultimi metri e col tempo diventa imprescindibile, mettendo a segno 35 gol in 184 presenze in maglia rossonera.

Il trionfo in Supercoppa Italiana

Parlavamo di versatilità. Bonaventura nasce esterno offensivo, ma al Milan ha ampliato il proprio raggio d’azione, raccogliendo ottime prestazioni anche da mezzala o come elemento di raccordo tra centrocampo e attacco. Un jolly capace di punire dalla distanza, ma di cui i precisi tempi di inserimento erano il suo marchio di fabbrica. Come quella sera a Doha, finale di Supercoppa Italiana contro la Juve: è suo il gol dell’1-1 in una sfida segnata dalla maggiore qualità dei bianconeri, ma portata a casa dal Milan ai calci di rigore. Dalla sofferenza alla gioia, il ritratto della classe operaia di Jack che, come nel film di Elio Petri, va in paradiso mentre solleva il primo trofeo in rossonero.

Rimarrà l’unico ed è qui che il Milan dovrebbe metaforicamente chiedere scusa a Bonaventura, poiché non gli ha mai costruito attorno una squadra che potesse competere per qualcosa di importante. Nemmeno nell’estate delle “cose formali” con 11 nuovi acquisti e un sesto posto a fine stagione, oppure nel primo anno dal ritorno di Maldini in società, in cui l’esterno si infortuna gravemente al ginocchio, rimanendo fuori per molti mesi.

Un addio lungo una stagione

Bonaventura torna nella stagione successiva, quella segnata dalla sciagurata gestione Gianpaolo e successivamente dal COVID, e fa in tempo a riprendersi la scena alla sua maniera, lontano dai riflettori e con tanta abnegazione. La brillantezza non è più quella dei giorni migliori ma l’acume calcistico è ancora intatto.

Si arriva a Milan-Cagliari: Bonaventura subentra dalla panchina al minuto 38 e partecipa al 3-0 con cui i suoi compagni salutano la stagione 2019/20, la sua ultima al Milan. Dopo il triplice fischio non occorre attendere chissà quanto per ritagliarsi un momento di intimità: San Siro è senza pubblico a causa delle restrizioni pandemiche, Bonaventura si inginocchia sul prato verde e si abbandona ai pensieri. Le lacrime tradiscono l’emozione del momento, esattamente come in quella sera di sei anni prima. Jack ha dato tutto al Milan, probabilmente più di quanto il Milan in quegli anni potesse dare a lui.

L’eredità di Jack

Senza timore di smentita, avrebbe meritato di giocarsi fino in fondo uno scudetto e probabilmente non avrebbe sfigurato nella rosa del 2022. Detto ciò, bisogna dire grazie a Giacomo Bonaventura perché ha scelto il Milan ogni giorno in cui gli è stato concesso di farlo. Con la testardaggine di chi ha saputo disinnescare le pressioni di San Siro fino a diventare beniamino di un pubblico esigente come quello rossonero, e con la consapevolezza che, anche lontano dai riflettori, si può fare una luce destinata a rimanere nei cuori di tutti.

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