Il sipario su Milan-Como non è calato al triplice fischio di Mariani, ma si è spostato con inusitata violenza verbale nei corridoi di San Siro. Il comunicato ufficiale numero 131 del Giudice Sportivo ha aperto la mattinata con una nota di clemenza verso il sodalizio rossonero: nonostante l’introduzione e l’utilizzo di materiale pirotecnico (petardi, fumogeni e bengala) nel settore occupato dai sostenitori del Milan, gli organi competenti hanno deliberato di non adottare provvedimenti sanzionatori, ravvisando le attenuanti previste dal Codice di Giustizia Sportiva. Tuttavia, la distensione burocratica cozza brutalmente con il clima di altissima tensione che ha coinvolto i due tecnici, Massimiliano Allegri e Cesc Fabregas, protagonisti di uno scontro che ha valicato i confini della normale dialettica di campo.
La scintilla è scoccata a ridosso della conclusione del match, quando Alexis Saelemaekers, nel tentativo di recuperare la propria posizione difensiva dopo una transizione negativa, è stato vistosamente trattenuto per la maglia da Fabregas, appostato davanti alla propria panchina. Il gesto, chiaramente antisportivo e volto a interrompere la ripartenza rossonera, ha scatenato un parapiglia furibondo che ha visto l’intervento del vice Landucci e dello stesso Allegri. Paradossalmente, il direttore di gara ha optato per l’espulsione di Allegri e del collaboratore lariano Diego Perez, lasciando incredibilmente impunito l’allenatore spagnolo, autore dell’infrazione originaria.
Ai microfoni di DAZN, Cesc Fabregas ha tentato una manovra di sganciamento diplomatico, ammettendo le proprie responsabilità con un tono apparentemente contrito: «Desidero scusarmi per un gesto di cui non vado orgoglioso. Per l’emozione ho toccato la palla e l’avversario; le mani dovrebbero restare a casa, come suggerito recentemente da Chivu. Riconosco che noi allenatori non possiamo permetterci tali comportamenti e spero di non ripetermi», ha dichiarato lo spagnolo nel tentativo di spegnere l’incendio. Tuttavia, la reazione di Massimiliano Allegri è stata tutt’altro che conciliante. Informato delle scuse del collega, il tecnico livornese ha ribattuto con sarcasmo tagliente: «Se la prossima volta un giocatore scatta lungo la linea, allora entro in scivolata pure io. Sono intervenuto per difendere Saelemaekers dalla reazione avversaria; le scuse contano poco di fronte a un simile atto».
Il culmine del confronto si è consumato sull’uscio della sala stampa, in un incrocio fortuito e carico di elettricità. Allegri, ancora visibilmente scosso per un’espulsione ritenuta ingiusta, ha apostrofato duramente il collega: «Sei un bambino, hai iniziato ad allenare ora», avrebbe intimato il tecnico rossonero prima che le porte si chiudessero, troncando l’ascolto dei cronisti presenti ma non la replica, altrettanto piccata, dell’ex centrocampista del Barcellona. Un’impasse relazionale che macchia una serata già grigia sotto il profilo del risultato e che proietta lunghe ombre sulla gestione disciplinare di un finale di campionato che si preannuncia incandescente.