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Leão al centro, il Milan cambia passo: nove punti firmati Rafa

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Da centravanti per Allegri, il portoghese incide sempre: numeri da bomber e una nuova leadership

C’è un filo rosso che lega le notti decisive del Milan in questo avvio di 2026. Non passa dalla fascia, non nasce in isolamento sull’esterno. Passa dal centro, dal nuovo ruolo che Rafael Leão ha accettato e interpretato con efficacia crescente. Un ruolo che Massimiliano Allegri gli ha cucito addosso senza proclami, lasciando parlare i fatti. E i fatti dicono una cosa semplice: quando Leão gioca centravanti, il Milan vince.

Nove punti che pesano come un manifesto

Il gol di Cagliari, la doppietta alla Fiorentina, la rete decisiva contro la Lazio. Tre partite, nove punti “puliti”, senza sconti né contorni. In mezzo, una trasformazione tattica che ha cambiato il modo in cui Leão incide sulle partite. Allegri lo ha spiegato senza giri di parole: in mezzo al campo è più vivo, partecipa, resta dentro l’azione; largo a sinistra, invece, rischia di spegnersi.

La condizione fisica non è ancora al massimo, lo ha ribadito anche l’allenatore. Ma l’impatto è evidente: sei gol in campionato con appena 669 minuti giocati significano una rete ogni 121 minuti, un ritmo da attaccante puro. Numeri che raccontano una verità spesso ignorata: Leão non ha bisogno di toccare mille palloni per essere decisivo. Gli basta essere nel posto giusto.

Il Cagliari, una storia che si ripete

C’è anche una statistica che comincia a somigliare a una maledizione per gli avversari. Il Cagliari è la vittima preferita di Leão: sette gol complessivi, sei in Serie A. E l’ultimo è arrivato come spesso accade al Milan in questa stagione: gol al primo tiro in porta. È la dodicesima volta che succede. Un dato che non è più casuale.

Un Leão diverso: meno fuga, più battaglia

Il nuovo Leão non è solo numeri. È atteggiamento. Nei primi minuti viene incontro, libera corridoi per le mezz’ali, accetta il contatto. Nella ripresa si muove da seconda punta, in una zona difficile da leggere per i difensori. Non è più solo strappo, è presenza. Il gol di Cagliari nasce proprio lì, in un corridoio centrale che prima non frequentava. Questa disponibilità al lavoro sporco è il segnale più interessante. Ci si può ancora lavorare, certo, ma la direzione è chiara: Leão non è un corpo estraneo al sistema, è un ingranaggio che comincia a girare con continuità.

Sintonia totale con Allegri

Dopo la gara, Leão non ha parlato di sé. Ha parlato della partita, dei dettagli, della mentalità cambiata all’intervallo su indicazione dell’allenatore. “Il mister ci ha chiesto di spaccarla”, e il Milan lo ha fatto attaccando con più uomini e più convinzione.

Poi un gesto che vale quanto un gol: l’elogio pubblico a Davide Bartesaghi. Parole misurate, ma pesanti, da leader che guarda oltre il proprio tabellino. “È un ragazzo intelligente, sta diventando molto importante. A fine stagione arriveranno grandi cose”. Un passaggio di testimone silenzioso, ma chiaro.

Un’idea che sta diventando certezza

Il Milan non ha ancora trovato la sua forma definitiva, ma ha trovato un’idea forte. Leão centravanti non è un esperimento, è una soluzione. Non toglie, aggiunge. Non limita, libera. E soprattutto decide. Quando il talento incontra il contesto giusto, smette di essere intermittente. Diventa determinante. Il Milan, oggi, se lo gode così.

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