Il concetto principale che il Milan di Allegri sta portando avanti da inizio stagione è uno: solidità. L’immagine di un gruppo ben saldo, attento all’avversario e pronto per le ripartenze è quella che rimane impressa nelle menti dei tifosi. Una decisione tattica che sta funzionando, nonostante le difficoltà incontrate finora. Dalla difesa rossonera passa soprattutto la linea ideale per agguantare l’obiettivo tanto desiderato e la strada, in questo modo, è giusta.
Il Milan assimila Allegri: esperienza e pensiero collettivo
La squadra ha assimilato le priorità imposte da Allegri, un tecnico che in Italia ha fatto del suo gioco attendista e meticoloso, il suo biglietto da visita. Con elementi in rosa che vivono il Milan da più stagioni e con l’aggiunta di giocatori d’esperienza come Modrić e Rabiot, il pacchetto risulta ben fatto. Dopo una stagione inespressa e piuttosto insignificante come quella dello scorso anno, a Milanello si è presa la decisione di voler dare un nuovo volto a questa squadra, non soffermandosi sui singoli, ma sul pensiero collettivo.
La difesa come fondamento
La difesa sin dall’inizio è stata la priorità assoluta. In questo mercato purtroppo non è arrivato un elemento in più a sostenere il reparto, ma la linea a tre guidata dai soliti Gabbia, Pavlovic e Tomori, con a supporto gli esterni in fase di non possesso sta reggendo alla grande. E come riportato da MilanNews.it, il dato che evidenzia l’ottimo lavoro fatto da Allegri è la media gol subiti è scesa a 0,74, rispetto a quella delle ultime tre stagioni attestata in 1,15. In tutto questo ci sono anche le manone di Mike Maignan, arrivato all’apice della sua carriera.
Stagione transitoria e classifica: tra Champions e ambizione
Questa stagione, come ribadito dal tecnico livornese, è una stagione transitoria. Se quella dello scorso anno doveva essere dell’immediata trasformazione con Fonseca, dopo il ciclo di Pioli, così non è stato. Allegri ha preferito fare qualche passo indietro e rimettere a posto i cavi aggrovigliati. Con le continue pressioni mediatiche rivolte alla squadra, l’unica risposta fornita è sempre stata: “L’obiettivo è tornare in Champions“, chiudendo momentaneamente il sogno Scudetto. Soltanto che con un secondo posto valido, stabile, con Napoli e Roma che hanno momentaneamente rallentato, il Milan si ritrova ad essere la diretta concorrente dell’Inter.
A questo punto la Champions è l’obiettivo minimo e salvo cambi di direzione improvvisi, sognare non costa nulla. Nonostante le difficoltà a ritroso, il Diavolo si ritrova a scommettere su sé stesso e arrivati a questo punto, le vere sfide diventano la maturità e la consapevolezza, di mantenere saldo il principio di gioco imposto dal mister.
Le basi per il Milan del futuro
Che sia risultatismo, tatticismo o giochismo, a Massimiliano Allegri non importa. Questa narrazione che lo dipinge come un allenatore in grado di segnare e chiudersi dietro, non lo tocca. L’importante è vincere e questo come concetto è chiaro. Ma il come, soprattutto in questa stagione, passa in secondo piano. Quello che conta davvero sono le basi da mettere, per cominciare dalla prossima stagione, a puntare direttamente a qualcosa di più grande. Le immagini che scorrono sono quelle di una squadra capace di ribaltare il risultato e l’inerzia della partita, come visto a Como e Torino, segnando gol chiave in grado di sbloccare l’incontro dal lato rossonero. D’altro canto contro il Sassuolo e Pisa, i gol hanno avuto un’importanza immediata ma vana senza lasciare reali segnali di positivismo. L’attacco si è sempre mostrato come il classico studente bravo che potrebbe fare di più. Ma arrivati a questo punto, al Milan va riconosciuta la capacità di avere giocatori plasmabili non solo per ruolo, ma anche in funzione dell’avversario.
Allegri ha scelto una strada chiara e coerente: costruire prima di tutto affidabilità e identità. I risultati tengono, la squadra risponde. Se il presente è fatto di equilibrio e pragmatismo, il futuro dipenderà dalla capacità di aggiungere qualità senza snaturare le basi poste oggi. Allegri è chiaro: prima si impara a non perdere, poi si costruisce l’abitudine a vincere. E il Milan, finalmente, sembra averlo capito.