Il mistero Pulisic e quel blackout nel 2026: dal ritiro degli USA l’attaccante rompe il silenzio sul crollo con il Milan

L'esterno statunitense analizza i mesi difficili in rossonero alla vigilia dell'amichevole contro il Senegal, difendendo il proprio lavoro ed escludendo colpevoli.

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La parabola stagionale di Christian Pulisic con la maglia del Milan rappresenta uno degli enigmi più complessi dell’ultimo campionato, un percorso spaccato in due parti perfettamente opposte che ora il calciatore prova a decifrare dal ritiro della sua Nazionale. L’attaccante si è confessato nella notte alla vigilia della sfida amichevole che gli Stati Uniti disputeranno oggi alle 21.30 contro il Senegal, un test cruciale nella marcia di avvicinamento ai prossimi Mondiali. È stata l’occasione per fare il punto su un rendimento che, da gennaio in poi, ha visto l’ex Chelsea scivolare in un anonimato tecnico e realizzativo preoccupante, distante anni luce dagli standard mostrati nella prima metà dell’anno.

Fino al 28 dicembre scorso, infatti, il rendimento del numero undici rossonero era stato semplicemente devastante. Nonostante una serie di acciacchi fisici che ne avevano centellinato l’impiego e condizionato la tenuta, l’americano era riuscito a trascinare il gruppo con 8 gol in Serie A, imponendosi per distacco come l’elemento più in forma del torneo grazie a prestazioni di altissima intensità. Poi, con l’arrivo del 2026, si è spenta la luce. Un blackout totale, certificato da zero reti all’attivo nell’anno solare e da un atteggiamento sul terreno di gioco che ha mostrato ai tifosi solo la controfigura sbiadita del giocatore ammirato in autunno.

Davanti ai microfoni di Espn.com, che ha riportato integralmente le sue dichiarazioni, Pulisic non ha cercato scuse comode per giustificare la flessione sua e della squadra. “Non cerco di dare colpe o di capire quali siano stati i problemi. Ci sono stati momenti in cui avrei potuto fare molto meglio ed è stato un periodo difficile per la nostra squadra”, ha ammesso con schiettezza il capitano degli USA. Il calciatore ha poi voluto rivendicare la professionalità mantenuta a Milanello, spiegando che l’etica del lavoro non è mai venuta meno: “Non ho cambiato il mio modo di allenarmi, il mio modo di prepararmi, né il modo in cui continuo ad andare avanti e a cercare di migliorare ogni giorno. Lo faccio ancora ogni giorno ed è per questo che posso tenere la testa alta”.

Le riflessioni del trequartista si inseriscono in un contesto rossonero già complicato dai verdetti del campo e dai rumors legati alla transizione societaria. Per il Milan, ritrovare la sua freschezza atletica e la sua lucidità sottoporta diventerà il primo tassello su cui impostare la programmazione tecnica della prossima estate. Lo stesso giocatore è consapevole che il tempo dei rimpianti è ormai scaduto e che la vetrina internazionale con la maglia statunitense offre l’opportunità ideale per resettare le scorie degli ultimi mesi invernali. “Ovviamente sono dispiaciuto, ma ora devo guardare avanti, a ciò che ho di fronte”, ha chiosato l’attaccante, atteso stasera dal responso del campo contro la selezione africana.

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