Caos VAR, Gavillucci rompe il silenzio: «Sistema incompleto, la verità è rimasta fuori dal campo»

L'ex arbitro analizza l'episodio Kalulu-Bastoni: critiche feroci al protocollo IFAB e alla mancanza di uniformità della classe arbitrale italiana.

Redazione
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L’episodio che ha visto protagonisti Pierre Kalulu e Alessandro Bastoni nel Derby d’Italia è diventato il manifesto di una crisi sistemica che investe l’intero comparto arbitrale italiano. Non si tratta più di un semplice errore di valutazione, ma di un corto circuito metodologico che mette in discussione l’efficacia del VAR e la rigidità dei protocolli internazionali. Per analizzare la profondità di questo “vaso di Pandora”, la redazione di MilanNews.it ha interpellato l’ex fischietto di Serie A Claudio Gavillucci, che ha tracciato un quadro impietoso della situazione attuale.

Il paradosso del protocollo: verità vs burocrazia

Secondo Gavillucci, l’impossibilità di intervenire sul secondo cartellino giallo a Kalulu rappresenta il fallimento della tecnologia applicata al campo. Sebbene le immagini abbiano evidenziato l’inesistenza del contatto, il protocollo IFAB ha impedito alla sala video di correggere la decisione di La Penna, generando quella che l’ex arbitro definisce una “frattura tra percezione pubblica e decisione arbitrale”.

«Di fronte a un errore così chiaro, non poter utilizzare lo strumento tecnologico per ristabilire la verità rappresenta un limite evidente. Quando il protocollo impedisce l’uso del VAR in situazioni determinanti, la frustrazione è inevitabile», ha spiegato Gavillucci ai microfoni di MilanNews.it. Il problema, dunque, non risiede nel monitor, ma nella norma che lo regola: un sistema nato per correggere errori oggettivi che oggi, paradossalmente, si trova incastrato in una zona grigia legislativa.

Dalla tecnologia alla metodologia: la crisi di coerenza

Il dibattito si sposta poi sulla gestione dell’accountability e sulla trasparenza dei vertici. Gavillucci sottolinea come le responsabilità non siano ascrivibili solo all’AIA, ma debbano coinvolgere direttamente la FIGC in un’analisi tecnica che non sia meramente difensiva. L’arbitraggio moderno sembra aver smarrito la bussola dell’uniformità, lasciando spazio a una discrezionalità che confonde tifosi e addetti ai lavori.

«Le polemiche non riguardano la tecnologia, ma il metodo. Il vero nodo è l’uniformità applicativa: se mancano criteri coerenti, il sistema perde ogni credibilità», ha proseguito l’ex arbitro, evidenziando come l’introduzione imminente della revisione per le espulsioni da doppia ammonizione confermi che il protocollo attuale sia “incompleto”. La sensazione è che il VAR, in Italia, stia tentando di “migliorare” le decisioni di campo anziché limitarsi a correggere gli abbagli macroscopici, tradendo così la sua funzione originaria di paracadute per le sviste più gravi.

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