Disastro Italia: Gravina non si dimette, Gattuso travolto dalle critiche

Azzurri fuori dal Mondiale 2026: fallimento totale a Zenica tra errori tattici, crolli mentali e paralisi federale.

Andrea Crivellin
3 min di lettura

Fallimento Italia. A Zenica, azzurri sconfitti ai rigori nella finale play-off contro la Bosnia. Davanti alla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, i tifosi chiedono una rivoluzione: Gravina tra i più bersagliati.

Dopo l’ennesima debacle che ha confermato e sotterrato sotto le radici un movimento calcistico che a seguito della vittoria del 2006 si è fermato e non è più ripartito, tutti si aspettavano e chiedevano a voce alta una rivoluzione già ai microfoni al termine della partita; cosi non è stato anzi, alle domande dei giornalisti in sala stampa, il presidente Gravina ha apertamente smentito tutte le voci che lo accostavano a delle immediate dimissioni, alimentando pesanti critiche ed insulti da addetti a lavori e tifosi italiani, ma non solo, anche prese in giro dagli storici paesi rivali, che nelle loro tv e canali social hanno deriso la situazione tecnica ma soprattutto politica e gestionale italiana.

Gattuso, sbagliato clamorosamente le scelte più importanti

Non si sono risparmiate nemmeno le critiche al c.t Ringhio Gattuso. Le principali accuse lo riguardano sulle selezioni fatte nelle convocazioni: la scelta di mettere il gruppo davanti a tutto non ha pagato, anzi, la mancanza di giocatori abili nell’1 contro 1 e soprattutto capaci di creare situazioni favorevoli per mettere nelle condizioni migliori le punte, nonostante si contino sulle dita di una mano, è l’aspetto tecnico-tattico che ha pesato di più non solo in questo spareggio ma anche nel girone di qualificazione. Anche la scelta dell’11 titolare contro la Bosnia ha creato molti dubbi; forse, dare più fiducia ai giocatori più in forma della Serie A sotto l’aspetto mentale e fisico – come Palestra e Pio Esposito – avrebbe potuto darci quella spensieratezza in più, a discapito di un pallido Politano e di un Retegui non apparso in forma dopo la pausa del campionato arabo. Fino ad arrivare a Bastoni, soggetto più apparso in difficoltà, che è stato schierato al centro della difesa a 3, nonostante avesse sempre e solo giocato sulla fascia sinistra.

Bastoni, condizioni mentali non adatte a certi livelli

Quello che sembrava il punto di riferimento della difesa e del gruppo azzurro, è stato invece l’emblema per insicurezze mentali e tecniche. Ingiustificabile ed indifendibile la scelta di intervenire in modo goffo e ritardato direttamente sull’uomo involato verso la porta, considerando soprattutto il momento della partita e una situazione in controllo per lo meno sul risultato. Il Bastoni che si è visto in nazionale è sembrato il cugino di quello che fa ogni partita con la maglia nerazzurra, cosi come i compagni fraterni Barella e Dimarco, da cui ci si aspettava sicuramente un rendimento e un apporto decisamene più impattante e decisivo.

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