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De Winter, dal buio alla risposta: il Milan ha trovato un segnale

4 min di lettura

Dopo la serata difficile di Riad, il difensore belga reagisce a Cagliari e rilancia la fiducia di Allegri

Il mercato estivo aveva lasciato una ferita aperta. La partenza di Malick Thiaw ha tolto al Milan una certezza difensiva nel momento in cui Massimiliano Allegri stava ricostruendo ordine e gerarchie. Non era una scelta tecnica: era una necessità di mercato. L’offerta arrivata dall’Inghilterra era di quelle che non si rifiutano, e il Milan ha incassato, sapendo però di dover intervenire subito. La risposta è arrivata in fretta, ma senza clamore. Koni De Winter è stato preso come si prendono i difensori veri: senza trailer, senza slogan, con l’idea che il campo avrebbe parlato più avanti.

Una scelta obbligata, non un ripiego

L’uscita di Thiaw verso il Newcastle ha tolto fisicità e presenza aerea alla linea arretrata. Allegri lo considerava una pedina chiave, nonostante una stagione precedente tutt’altro che brillante. Il motivo era semplice: struttura, duelli, letture. Tutte cose che nel calcio di Allegri contano più della pulizia estetica.

Pochi giorni dopo, il Milan ha chiuso per De Winter dal Genoa con un’operazione da circa 25 milioni. Un investimento vero, non di prospettiva lontana. Un difensore giovane, ma già testato, che aveva attirato attenzioni in Serie A. Non un “beffato”, non un ripiego: una scelta coerente.

L’impatto con il peso del Milan

Il passaggio in rossonero, però, non è neutro. San Siro non perdona, e la maglia del Milan non concede periodi di apprendistato visibili. De Winter arrivava da contesti diversi, con meno pressione, meno rumore, meno giudizi immediati.

L’inizio è stato inevitabilmente prudente. Non un disastro, ma nemmeno un’imposizione. Nelle prime apparizioni il belga è apparso timido, poco aggressivo, quasi trattenuto. Non errori clamorosi, ma quella sensazione di “mezzo secondo in ritardo” che a certi livelli pesa come un macigno. E qui sta il punto: giudicare un difensore di 23 anni dopo pochi mesi in una big è un esercizio sterile. Allegri lo ha capito subito. Il club anche.

Riad, il fondo e la prova più dura

La semifinale di Supercoppa contro il Napoli, giocata a Riad, è stato il momento più complicato. De Winter parte titolare per l’assenza di Gabbia e vive la peggior prestazione da quando è al Milan. Una gara storta, pesante, che avrebbe potuto aprire una crepa mentale difficile da richiudere. È lì che si misura la statura di un giocatore. Non nella partita sbagliata, ma in quella successiva.

Cagliari come spartiacque

Contro il Cagliari, Allegri lo rimette dentro. Scelta netta, senza protezioni. E la risposta arriva. De Winter gioca una partita solida, dominante nei duelli aerei, pulita nelle uscite, concentrata. Sembra un altro giocatore rispetto a due settimane prima. Non è una consacrazione, sarebbe folle dirlo. Ma è un segnale tecnico e caratteriale. Nel momento di emergenza, con le critiche addosso, il ragazzo non si nasconde. Anzi, cresce.

Il tempo come alleato

La storia recente del Milan insegna qualcosa. Matteo Gabbia è passato per le stesse forche caudine: critiche, prestito, ritorno, maturazione. Oggi è una colonna. De Winter ha un percorso simile davanti, non garantito, ma possibile.

La coppia del futuro non si costruisce a gennaio, né con una partita. Ma lasciando lavorare il tempo, che per i difensori è sempre il vero allenatore. E forse, tra qualche mese, parlare del 46 e del 5 come ossatura della difesa rossonera non sembrerà più un’ipotesi azzardata.

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