Il recente confronto tra Milan e Como, valevole per il recupero della ventiquattresima giornata di campionato, ha lasciato in dote non soltanto un pareggio denso di significati per la classifica, ma anche un episodio da moviola destinato a far discutere gli analisti della classe arbitrale. Sul tramonto della prima frazione di gioco, con la compagine lariana in vantaggio grazie alla rete siglata da Nico Paz, un contatto nell’area rossonera tra il difensore serbo Strahinja Pavlovic e il belga Ignace Van der Brempt ha innescato una spirale di polemiche riguardanti la mancata sanzione disciplinare e le conseguenze fisiche subite dal centrale milanista.
Il corpo a corpo tra i due calciatori è culminato in un calcetto sferrato dal difensore comasco sulla gamba sinistra dell’avversario. Sebbene l’impatto sia apparso a molti meritevole di un’ammonizione, la dinamica dell’azione suggerisce una lettura differente secondo i protocolli vigenti: l’intervento è stato portato a velocità ridotta, privo di una reale carica violenta o di una pericolosità intrinseca per l’incolumità dell’atleta. Tuttavia, l’entità del dolore percepita da Pavlovic, apparso vittima di una soglia di sopportazione particolarmente esigua, ha indotto lo staff tecnico rossonero a optare per l’avvicendamento forzato durante l’intervallo, inserendo Matteo Gabbia al centro della difesa.
Sotto il profilo regolamentare, le direttive impartite ai direttori di gara in simili frangenti sono perentorie: la ricerca della fluidità del gioco impone di non sanzionare contatti marginali che non pregiudicano la salute dei protagonisti. La soglia del cartellino giallo è ormai legata alla sensibilità di chi dirige e, in contesti di estrema severità, viene sollevata solo laddove si ravvisi un rischio concreto di lesione grave. In tale ottica, l’adozione del cartellino rosso resta un’extrema ratio editoriale e sportiva, riservata esclusivamente a casi clinici ed eventi traumatici di eccezionale gravità, volti a preservare lo spirito del gioco e la carriera dei professionisti.