Il terremoto Milan spaventa il calcio europeo: tra rifiuti illustri e big in fuga dal silenzio di Cardinale

Dopo l'epurazione dei vertici societari, la proprietà americana si scontra con i no di allenatori e dirigenti mentre lo spogliatoio, isolato, valuta l'addio in blocco.

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La demolizione della struttura dirigenziale del Milan, pianificata e attuata appena una settimana fa da Gerry Cardinale, ha aperto una voragine operativa che la proprietà statunitense non è ancora riuscita a colmare. La cacciata simultanea di Furlani, Tare, Moncada e Allegri ha lasciato il club in un limbo pericoloso, privo di guide tecniche e amministrative nel momento più delicato della stagione. Come rivelato da un’inchiesta di MilanNews.it, la dirigenza si trova ora a rincorrere il tempo per coprire i ruoli chiave, scontrandosi però con un clamoroso e inedito muro di rifiuti da parte di professionisti internazionali che un tempo avrebbero fatto carte false pur di firmare per il club rossonero.

Nelle ultime ore le porte in faccia sono arrivate da profili di primissimo piano. Txiki Begiristain ha declinato la proposta per il ruolo di direttore sportivo, così come i tecnici Andoni Iraola e Xavi hanno risposto negativamente ai sondaggi per la panchina. Sul tavolo restano ora due opzioni antitetiche. La prima porta a Ralf Rangnick, un ritorno di fiamma che comporterebbe l’ingaggio di Oliver Glasner come allenatore e il conseguente passaggio alla difesa a tre, in netta contraddizione con i piani societari che viravano verso un sistema di gioco simile a quello di Fabregas. La seconda strada conduce invece al direttore sportivo Ramon Planes, il quale porterebbe con sé una guida tecnica a lui affine, con i nomi di Arne Slot e Mauricio Pochettino in cima alla lista dei desideri.

Il vuoto di potere sta provocando scossoni violentissimi anche all’interno dello spogliatoio di Milanello. I calciatori hanno appreso la notizia del licenziamento in blocco dei dirigenti esclusivamente tramite i media, senza ricevere alcuna spiegazione ufficiale da parte dei pochi rappresentanti operativi rimasti in società. Questo silenzio prolungato ha scatenato il nervosismo degli agenti e la fronda dei senatori. Rafael Leao ha già manifestato apertamente l’intenzione di andarsene, mentre altri elementi di spicco hanno dato mandato ai propri procuratori di guardarsi attorno. Persino i leader carismatici come Mike Maignan nutrono forti dubbi sul progetto economico e sportivo della proprietà americana, minando la stabilità dello zoccolo duro della squadra.

A complicare il quadro si aggiungono le pesanti scadenze burocratiche e la freddezza del panorama calcistico globale. Durante l’evento di SportMediaset a Riccione, il giornalista Franco Ordine ha sottolineato la totale disconnessione di Gerry Cardinale rispetto alla realtà della piazza milanista, ormai in aperta rivolta contro la proprietà e contro il suo braccio destro Zlatan Ibrahimovic. Il caos generato in via Aldo Rossi ha sconvolto non solo le istituzioni italiane, ma anche la Uefa e i club di Premier League. Sullo sfondo rimangono i vincoli federali, con i vertici del calcio italiano che hanno già sollecitato il club a completare la documentazione necessaria entro la scadenza del 16 giugno per garantire l’iscrizione al prossimo campionato.

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