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Jashari, l’enigma del Milan: talento fermo ai margini

Tra infortuni, concorrenza e scelte tattiche: Allegri valuta se rilanciarlo contro la Fiorentina

3 min di lettura

Al Milan c’è un nome che scivola via dalle cronache senza fare rumore, ma che continua a pesare nelle scelte tecniche. È quello di Ardon Jashari, arrivato in estate dal Club Brugge per una cifra importante e diventato, col passare delle settimane, un caso silenzioso. Non per bocciatura definitiva, né per disinteresse. Piuttosto per una combinazione di fattori che al Milan conoscono bene: un infortunio pesante, una condizione mai realmente ritrovata e una collocazione tattica che, nel sistema di Massimiliano Allegri, rischia di essere un vicolo stretto.

Un investimento che fatica a trovare spazio

Jashari è arrivato per dare profondità e futuro alla regia, ma oggi si ritrova incastrato in una sovrabbondanza delicata. In rosa ci sono già Luka Modric e Samuele Ricci, due profili che Allegri considera alternativi più che complementari. E con un sistema che prevede un solo regista puro, i conti diventano immediati. Non a caso, anche nelle ultime uscite – da Cagliari al pareggio con il Genoa – Jashari è rimasto a guardare. Nessun minuto, nessun segnale. Un’arma teoricamente disponibile, ma mai realmente utilizzata.

Numeri minimi, condizione da ritrovare

Cinque presenze stagionali, 216 minuti complessivi. È questo, al momento, il bilancio del centrocampista svizzero in rossonero. Un dato che va letto con attenzione: Jashari arriva da un grave infortunio a inizio stagione e non può essere considerato al cento per cento. Ma allo stesso tempo, senza minuti non c’è recupero, né fiducia, né crescita. Il Milan lo sa. E Allegri anche. Perché Modric resta un riferimento assoluto, ma non eterno. E perché una stagione lunga, con più competizioni, chiede rotazioni vere, non solo teoriche.

Firenze come possibile svolta

La prossima trasferta contro la Fiorentina potrebbe rappresentare un punto di svolta. Non una rivoluzione, ma un test. L’idea di vedere Modric partire dalla panchina non è più tabù, e Jashari potrebbe finalmente avere lo spazio che finora è mancato. L’ultima sua apparizione risale al 18 dicembre, nella semifinale di Supercoppa Italiana contro il Napoli. Da Riad a Firenze, mesi di attesa e poche risposte. Ora il contesto potrebbe cambiare.

Un’incognita che il Milan deve sciogliere

Jashari non è un esubero, ma nemmeno una certezza. È una variabile ancora aperta, un investimento che il Milan non può permettersi di tenere in naftalina troppo a lungo. Perché o diventa una risorsa reale, oppure finirà inevitabilmente al centro di riflessioni più profonde. Il campo, come sempre, darà il verdetto. Ma il tempo delle attese silenziose, forse, sta per finire.

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