Milan, il club che non c’è: nessun dirigente alla cena FIGC, mentre il tempo stringe per Amorim

A quasi un mese dai licenziamenti di Furlani, Moncada e Tare, il club rossonero resta senza direttore sportivo e direttore tecnico operativi. Kirovski e Gardiner promossi internamente, ma senza patentino. Tra 20 giorni il raduno, e la rosa da costruire non può più aspettare.

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C’è un dettaglio, più di ogni altro, che racconta lo stato attuale del Milan: alla cena informale tra club che ha precesuto l’assemblea FIGC per l’elezione del nuovo presidente federale, il club rossonero non sarà rappresentato da alcun dirigente. Un’assenza che fa rumore, simbolo di una società che più che organizzata sembra oggi isolata a se stessa. Al 21 giugno, a quasi un mese dai licenziamenti di Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada e Igli Tare, il Milan non ha ancora un direttore sportivo né un direttore tecnico ufficialmente operativi.

Un’immobilità che va oltre il mercato

Il problema, va detto chiaramente, non riguarda solo le trattative in entrata e in uscita, dove l’immobilismo sta già iniziando a diventare rumoroso. Riguarda soprattutto la struttura che dovrebbe governare il club nel suo complesso. L’allenatore, almeno quello, è stato scelto: Ruben Amorim è sempre più pronto a vestire i panni di un manager all’inglese, centrale in qualsiasi decisione tecnica. Ma intorno a lui manca ciò che in una grande società dovrebbe essere scontato: una catena di comando chiara, riconoscibile e autorevole.

Kirovski e Gardiner: soluzione o toppa?

Per garantire un minimo di operatività, il Milan sembrerebbe orientato a promuovere internamente due figure già presenti nell’organico rossonero: Jovan Kirovski, dirigente e responsabile del progetto Milan Futuro, e Bobby Gardiner, fino a questo momento attivo nell’area performance analytics. Si tratta di profili già dentro al mondo rossonero, ma con un limite oggettivo non da poco: non possiedono il patentino da direttore sportivo, e non possono quindi rappresentare da soli una soluzione piena al vuoto dirigenziale.

Per questo motivo il club starebbe valutando l’idea di affacciarsi a una figura esperta e patentata come Domenico Teti, e magari anche a un agente di peso come George Gardi, utile per accelerare trattative e contatti sul mercato. Resta però un punto centrale, difficile da ignorare: un club come il Milan può davvero arrivare a fine giugno con una struttura nata dall’emergenza e non da una scelta strategica vera e propria?

Il rischio: far partire Amorim già in salita

La stagione, in ogni caso, non aspetta le riflessioni della proprietà guidata da Cardinale. Tra circa 20 giorni inizierà il raduno, e Amorim dovrà già valutare la rosa, indicare le priorità, capire chi resta e chi parte. Senza una dirigenza forte e definita, ogni scelta rischia di diventare lenta, confusa e provvisoria, proprio nel momento in cui servirebbero invece rapidità e chiarezza.

Il Milan, insomma, non ha bisogno soltanto di comprare calciatori e rinforzarsi sul campo. Ha bisogno, prima di tutto, di sapere chi decide. Ed è questa, a quasi un mese dall’inizio della rivoluzione targata RedBird, la domanda più importante alla quale il club deve ancora trovare una risposta.

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