Tre anni fa piangeva San Siro per lui. Oggi Ibrahimovic scappa dal parcheggio sotterraneo di San Siro per evitare i suoi tifosi

Dal ritiro tra gli applausi del 4 giugno 2023 alla contestazione più aspra della tifoseria rossonera: la parabola di Zlatan Ibrahimovic come uomo-ombra del club milanista

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Nella notte del 4 giugno 2023, davanti a settantamila persone che piangevano, Zlatan Ibrahimovic chiudeva la sua carriera da calciatore con un discorso che aveva il peso di un’eredità. “Sarò milanista per tutta la vita”, disse dal campo di San Siro, mentre la curva lo salutava con uno striscione che recitava “God Bye”. Esattamente tre anni dopo, quello stesso stadio lo ha visto sparire nel parcheggio sotterraneo per sfuggire all’ira dei tifosi presenti in tribuna e nella lounge d’ingresso dopo Milan-Cagliari. È una caduta verticale. E vale la pena raccontarla per intero.

Da calciatore a uomo d’ombra: un ruolo senza nome

C’è una distinzione che i tifosi del Milan fanno ormai con automatismo: Ibrahimovic calciatore è intoccabile, Ibrahimovic dirigente è un’altra storia. Sul campo, lo svedese resta nell’olimpo. È stato tra i protagonisti di due degli ultimi tre titoli rossoneri: lo scudetto con Allegri nella stagione 2010/11 e quello con Pioli nel 2021/22. Poi è arrivato il ritiro, e con esso una nuova veste – quella di Senior Advisor di Gerry Cardinale e RedBird per la gestione del club – che non compare ufficialmente in nessun organigramma, ma che secondo la ricostruzione de Il Corriere della Sera ha avuto un peso tutt’altro che trascurabile nelle scelte societarie degli ultimi anni.

Il punto è proprio questo: Ibrahimovic agisce in un limbo formale. Nessun titolo, nessuna responsabilità dichiarata. Eppure i fatti – gli attriti interni, le uscite pubbliche, il conflitto con Allegri che ha caratterizzato l’ultima stagione – lo collocano al centro delle dinamiche del club. È quello che in inglese si chiama un elephant in the room: tutti lo vedono, nessuno lo nomina ufficialmente.

Ibrahimovic ai tempi del Milan
Ibrahimovic ai tempi del Milan

“Io sono il boss”: le uscite che hanno logorato la fiducia

Ci sono momenti precisi in cui la figura di Ibrahimovic si è incrinata agli occhi del pubblico milanista. Uno di questi è rimasto impresso: il confronto in diretta su Sky con Zvonimir Boban, durante il quale Zlatan disse, senza troppi giri di parole, che lui è il boss e che tutti lavorano per lui. Un’uscita fuori fuoco, come ha scritto la stampa sportiva, che non corrispondeva ai toni di chi dovrebbe muoversi nell’ombra di una struttura dirigenziale. Il risultato è stato un corto circuito tra l’immagine pubblica che Ibrahimovic costruisce sui social e il ruolo opaco che ricopre dentro Milanello.

I manifesti per le strade di Milano

La contestazione non è rimasta virtuale. Per le vie di Milano sono comparsi manifesti e scritte che prendono di mira lo svedese, indicandolo come uno dei principali responsabili del declino sportivo del club. Sotto i suoi post sui social, dove Ibrahimovic continua a pubblicare contenuti che i tifosi rossoneri definiscono “quantomeno inopportuni”, i commenti si sono fatti sempre più aspri. C’è chi lo accusa di non capire il momento, chi di non volerlo capire.

striscione ibra

Il discorso di addio e quello che è rimasto

Vale la pena rileggere le parole di quella sera del 4 giugno 2023, perché il contrasto con il presente è brutale. “Non respiro, ma va bene così”, esordì Ibrahimovic davanti a San Siro commosso. “Dentro questo stadio sono passati tanti ricordi ed emozioni. La prima volta che sono arrivato al Milan mi avete dato la felicità, la seconda l’amore. Voglio ringraziare la mia famiglia e tutti quelli che mi stanno vicini per la pazienza che hanno avuto. Ringrazio anche i giocatori, che sono stati la mia seconda famiglia. Ringrazio l’allenatore e lo staff per la responsabilità che mi hanno dato. Ringrazio i dirigenti per l’opportunità. Voglio dire grazie dal profondo del cuore a voi tifosi. Mi avete accolto a braccia aperte, facendomi sentire a casa. Forza Milan, arrivederci.” Erano le parole di un uomo che chiudeva i conti con il calcio giocato legandosi per sempre a una maglia. Tre anni dopo, quelle stesse parole pesano come una promessa non mantenuta.

ibrahimovic

Tre anni di declino e nessun percorso definito

La domanda che circola tra i tifosi rossoneri è semplice e scomoda: quanto durerà? Per quanto tempo Ibrahimovic manterrà questo ruolo informale che lo espone alle critiche senza offrire risultati tangibili? Il Milan è in caduta libera da almeno tre stagioni, e l’assenza di una guida tecnica e societaria chiara è diventata il tema dominante del dibattito milanista. Lo svedese, nel frattempo, resta lì: presente ovunque nell’immaginario collettivo del club, assente nell’organigramma ufficiale. Dalla festa post Milan-Verona alla fuga notturna da San Siro dopo Milan-Cagliari, scortato e nascosto per evitare chi, fino a tre anni fa, lo aveva amato abbastanza da piangere per lui.

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