ESCLUSIVA | La protesta del Milan sbarca a New York: schermi a Times Square per l’inizio dei Mondiali

La tifoseria organizzata rossonera pianifica il colpo mediatico proprio nel cuore degli Stati Uniti. L'iniziativa partirà in concomitanza con la partita inaugurale del Mondiale.

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Il malcontento della tifoseria del Milan scavalca i confini nazionali e si prepara a colpire direttamente il cuore dell’impero finanziario di Gerry Cardinale. Secondo quanto appreso in esclusiva da fonti vicine alla nostra redazione, una coalizione formata dalle principali componenti del tifo organizzato rossonero ha pianificato una clamorosa protesta visiva a New York, che prenderà ufficialmente il via il giorno dell’inizio dei Mondiali tra Stati Uniti, Messico e Canada. L’obiettivo dei sostenitori milanisti è quello di sfruttare la gigantesca cassa di risonanza del torneo iridato per mostrare al pubblico americano, e ai vertici del fondo RedBird, il profondo dissenso che sta lacerando l’ambiente in Italia dopo i recenti scossoni societari.

L’intera operazione nasce da un’intuizione di Guido, presidente del Milan Club Valle Telesina in provincia di Benevento. Il rappresentante del tifo campano è riuscito a tessere una fitta rete di contatti che ha unito sigle storiche e diverse tra loro come l’AIMC, la Curva Sud, l’Old Clan e il Milan Club New York. Sfruttando la possibilità di acquistare spazi pubblicitari privati nel centro di Manhattan, il gruppo ha già prenotato i celebri maxi schermi di Times Square per proiettare a ripetizione lo slogan “Save AC Milan – Cardinale out”. Un attacco frontale, visibile a migliaia di turisti e cittadini, studiato per colpire l’immagine della proprietà proprio a casa sua.

La strategia mediatica studiata dai tifosi è complessa e punta a non esaurirsi con la sola installazione luminosa nella piazza più iconica della Grande Mela. I promotori dell’iniziativa stanno infatti stringendo i tempi per acquisire ulteriori spazi pubblicitari all’interno di alcuni dei più autorevoli e diffusi media statunitensi, avviando i primi contatti con l’emittente televisiva CBS e con le concessionarie del quotidiano New York Times. La volontà espressa dagli organizzatori è quella di trasformare una classica contestazione calcistica da stadio in un caso di rilevanza economico-finanziaria globale, costringendo i partner commerciali americani di RedBird a prendere atto dello stato di emergenza in cui versa il club.

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