Un tempo, il mese di maggio era il preferito dai tifosi del Milan, impegnato a giocarsi finali e a conquistare i trofei più prestigiosi. Da qualche anno a questa parte, invece, la primavera coincide con dure crisi societarie e la sensazione che questo Milan debba sempre ripartire da zero per programmare il futuro. In mezzo a questo caos, il tifo rossonero ha deciso di prendere posizione e, a giudicare dalle ultime azioni, sembra non guardare in faccia a nessuno.
Furlani al centro della contestazione
Riavvolgiamo il nastro del dissenso: venti giorni fa è stata pubblicata una petizione online contro la conferma di Giorgio Furlani nel ruolo di amministratore delegato del club. In poco tempo si è superata quota 50 mila firme, numero che poi ha fatto da eco alla contestazione in occasione di Milan-Atalanta. Altri episodi a margine della sfida agli orobici hanno fatto il giro del mondo, dalla reazione dello stesso Furlani alla coreografia in cui se ne ordinava la cacciata, al (soprattutto) tentativo degli steward di San Siro di allontanare due tifosi che sventolavano la maglia di Maldini: di questo episodio ha parlato persino il Guardian, prestigiosa testata statunitense.
La protesta è deflagrata nelle ultime ore
Dopo due settimane di voci insistenti sui nuovi assetti dirigenziali, si arriva all’altro ieri, giornata di Milan-Cagliari, la partita più importante della stagione. Nel tardo pomeriggio, contestazione pacifica sotto la sede del club, dove centinaia di tifosi hanno esposto striscioni ed esternato la propria insopportazione per Furlani, Ibrahimovic, Moncada e Scaroni. Cori poco edificanti si sono sentiti anche durante i novanta minuti di gioco, prima che la sconfitta facesse deflagrare del tutto la protesta.
Il comunicato di Redbird
Apparentemente, il dissenso ha portato qualche frutto: nel comunicato emesso lunedì da Redbird, ha fatto specie apprendere del licenziamento di Furlani e Moncada. Potevano essere attesi, ma di certo non scontati: l’ormai ex amministratore delegato era al Milan da anni ed è sempre stato dipinto come un uomo di fiducia di Cardinale, mentre il francese, sul cui ruolo più di qualcuno nutriva dubbi, già un paio di volte era sopravvissuto ai ribaltoni societari. Al di là degli errori oggettivamente commessi dai due, è evidente che dopo una simile sollevazione popolare non fossero più presentabili, e sappiamo quanto sia importante la reputazione agli occhi della proprietà americana.
Per i tifosi non è abbastanza
Sull’onda di questo “successo” (termine stranissimo da utilizzare in questo contesto, ma rende l’idea), la maggioranza dei tifosi rossoneri si è idealmente unita al messaggio dell’ennesimo striscione apparso stanotte davanti allo stadio San Siro. L’obiettivo, stavolta, è Zlatan Ibrahimovic, definito il male assoluto e quindi invitato ad andarsene. La strada verso un suo ipotetico allontanamento è però in salita: lo svedese è senior advisor di Redbird, nonché finanziatore del fondo americano che oggi detiene le quote di maggioranza del Milan, tecnicamente nessuno può licenziarlo.
Una scelta di buon senso potrebbe derivare da un colloquio tra lui e Cardinale, in cui si prenda atto delle responsabilità dello svedese nelle ultime due stagioni e di quanto potrebbe convenire a tutti destinarlo ad altri progetti della galassia Redbird. In questo momento, però, è solo teoria. Il proprietario del club rossonero si fida di Ibrahimovic e sembra addirittura propenso a rafforzarne il potere nella scelta degli uomini del Milan che verrà.