Il Milan di Cardinale cancella il passato ma non le abitudini: niente aumenti di capitale e mercato finanziato dal player trading

All'indomani del licenziamento collettivo di Furlani, Tare, Moncada e Allegri, la proprietà di RedBird conferma la linea dell'autofinanziamento per evitare bilanci in perdita anche senza gli introiti della Champions League.

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Il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, ha avviato una drastica rifondazione societaria azzerando l’intera area sportiva all’indomani della conclusione della stagione agonistica, confermando tuttavia le rigide linee guida finanziarie basate sull’autofinanziamento e sul rifiuto di interventi strutturali a fondo perduto. Come analizzato in un approfondimento firmato da Manuel Del Vecchio per la testata specializzata MilanNews.it, la dirigenza rossonera ha fatto tabula rasa comunicando il licenziamento immediato dell’amministratore delegato Giorgio Furlani, del direttore sportivo Igli Tare, del direttore tecnico Geoffrey Moncada e dell’allenatore Massimiliano Allegri. In attesa delle nomine formali dei nuovi quadri dirigenziali, la gestione strategica del club a Milano è attualmente concentrata nelle mani del numero uno di RedBird, di Zlatan Ibrahimovic e di Massimo Calvelli, attesi a decisioni cruciali per delineare il futuro organigramma a partire dalla scelta del nuovo tecnico, con il profilo del basco Andoni Iraola indicato come il candidato più caldo.

La natura economica di RedBird Capital Partners, fondo d’investimento che gestisce circa 10 miliardi di capitale e che ha rilevato il club per 1,2 miliardi di euro anche attraverso lo strumento del vendor loan, esclude categoricamente l’ipotesi di immissioni di liquidità attraverso aumenti di capitale volti a ripianare i mancati ricavi sportivi. La strategia di lungo periodo della proprietà punta alla valorizzazione e alla successiva cessione della società in un arco temporale di alcuni anni, un piano strettamente connesso alla realizzazione del nuovo stadio di proprietà e all’incremento del valore del brand. Per questa ragione, l’area tecnica rossonera dovrà muoversi all’interno di precisi parametri di sostenibilità, mantenendo l’attuale tetto agli ingaggi stabilito attorno ai 5-5,5 milioni di euro e monitorando attentamente il costo annuo complessivo dei calciatori in rosa, che al netto di eccezioni come Christopher Nkunku si attesta storicamente su una media di 12-13 milioni di euro.

Il pilastro fondamentale della gestione societaria resterà dunque la pratica del player trading, una necessità imprescindibile per mantenere in attivo l’esercizio finanziario e bilanciare la pesante assenza degli introiti commerciali derivanti dalla mancata qualificazione alla Champions League. La testata giornalistica milanese ricorda come questa politica abbia già condizionato pesantemente le ultime sessioni di mercato, portando alla cessione immediata di Tijjani Reijnders per mettere in sicurezza il bilancio 2024/2025, a cui sono seguite le remunerative plusvalenze generate dagli addii di Malick Thiaw, Theo Hernandez e Noah Okafor nell’estate 2025. Il quadro finanziario attuale beneficerà dei riscatti operati da parte di Bologna, Genoa e Bournemouth per i cartellini di Tommaso Pobega, Lorenzo Colombo e Alex Jimenez, a cui si sommerà il rientro alla base di Yunus Musah e la possibile cessione definitiva di Samuel Chukwueze al Fulham per una cifra vicina ai 24 milioni di euro.

La necessità di allestire un organico numericamente più ampio per affrontare gli impegni calcistici della prossima Europa League comporterà un inevitabile aumento del costo complessivo della squadra, una dinamica che la dirigenza dovrà compensare pianificando nuovi sacrifici sul mercato in entrata e in uscita. Nonostante il Milan si trovi attualmente fuori dai vincoli del Settlement Agreement della UEFA e possa teoricamente permettersi un moderato deficit economico per un biennio senza incorrere in sanzioni da parte degli organi di controllo di Nyon, la proprietà statunitense non intende derogare alla politica di austerità autoimposta negli ultimi anni. Le prossime settimane e l’insediamento formale dei nuovi manager chiariranno se i proventi delle cessioni già programmate saranno considerati sufficienti a garantire la stabilità del club o se l’area tecnica sarà costretta a perfezionare una nuova eccellente operazione in uscita per inaugurare il prossimo ciclo sportivo.

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