Il Milan di Massimiliano Allegri si riaffaccia a Milanello con una missione chiara: resettare il sistema e tornare all’antico per la trasferta di Verona. Dopo il mercoledì di riposo, i rossoneri riprendono i lavori oggi in vista del match al Bentegodi, ma la vera notizia che scuote l’ambiente è il ritorno del “soldato” Matteo Gabbia. Il difensore, reduce da un calvario di due mesi dopo l’operazione per ernia inguinale, è finalmente pronto a riprendersi il comando della retroguardia.
L’esperimento della difesa a quattro visto contro l’Udinese finisce in soffitta: Allegri torna al 3-5-2, un sistema che garantisce quella protezione che è mancata nell’ultima uscita. La scelta non è solo tattica, ma di gerarchie. Il rientro di Gabbia permette a Fikayo Tomori di riprendersi il posto da titolare dopo l’esclusione punitiva (o tattica) a favore del giovane Athekame. «Dobbiamo ritrovare solidità», è il mantra che filtra dagli spogliatoi di Carnago, un messaggio che suona come una bocciatura per chi non ha saputo interpretare la linea a quattro.
Le rotazioni non risparmiano il centrocampo. Youssouf Fofana è pronto a riprendersi le chiavi della mediana, scalzando un Samuele Ricci apparso sottotono nelle ultime apparizioni. La mossa di Allegri è chirurgica: muscoli e centimetri per contrastare l’agonismo dell’Hellas. Il tecnico toscano sa che a questo punto della stagione non si può più scherzare con i moduli “ibridi”; serve l’undici base, quello che garantisce certezze granitiche.
Il ritorno di Gabbia è il tassello che chiude il cerchio. L’ex Villarreal non è solo un difensore, ma l’equilibratore che permette a Tomori di giocare d’anticipo e al Milan di alzare il baricentro senza il terrore di essere infilato in contropiede. A Verona non ci sarà spazio per l’estetica: Allegri vuole i tre punti e, per prenderseli, si affida alla vecchia guardia e al modulo che ha costruito le fortune di questa stagione.