Jashari e il “corto muso”: la chiave che può alzare il livello del Milan

Dall’assist per Rafael Leao al desiderio di incidere negli ultimi metri: Ardon Jashari alza l’asticella. Il suo avanzamento può essere la chiave per superare il “corto muso”.

Debora Arancio
3 min di lettura

Il Milan vince, ma spesso lo fa sul filo. Il “corto muso” è diventato un marchio di fabbrica rossonero, ma anche un limite strutturale. È in questo contesto che si inseriscono le parole di Ardon Jashari a SportMediaset: “Mi sento al 100% e voglio segnare”. Una dichiarazione che arriva a pochi giorni dalla trasferta di domenica contro la Cremonese alle 12:30, occasione per mettere subito in pratica le sue intenzioni. Non è solo fiducia: è una possibile svolta tattica. Il centrocampista svizzero è tornato nel sistema del Milan e le sue parole si inseriscono nell’identità della squadra guidata da Massimiliano Allegri, spesso legata alla gestione e al controllo del vantaggio minimo.

Dalla precisione all’ambizione

L’assist di Jashari per Rafael Leao contro il Como è stato un manifesto tecnico: trenta metri di campo tagliati con un solo tocco, difesa spezzata, transizione immediata. Il dato che accompagna la stagione dello svizzero – circa 92% di precisione nei passaggi, visibile anche nelle statistiche ufficiali dell’AC Milan – racconta di un centrocampista che garantisce ordine e pulizia nella costruzione. Ma Jashari ha spostato l’asticella oltre la rifinitura: “L’assist mi gratifica, ma ora voglio incidere di più negli ultimi venti metri”. Ed è qui che il discorso si fa tattico: non più solo equilibrio, ma presenza negli ultimi metri del campo.

Il limite dei vantaggi minimi

I rossoneri hanno costruito gran parte dei loro risultati su margini ridotti. Le vittorie di misura sono diventate una costante, segno di solidità ma anche di un equilibrio che non sempre si traduce in dominio. La produzione offensiva del centrocampo resta contenuta. Quando il peso realizzativo grava quasi esclusivamente sugli esterni e sulla punta, ogni vantaggio minimo diventa una gestione fino all’ultimo minuto. Se la precisione di Jashari garantisce stabilità, la sua evoluzione offensiva può rappresentare il passo successivo.

Il salto di qualità passa dagli inserimenti

La capacità di vincere circa il 70% dei contrasti offre copertura preventiva e consente alla squadra di mantenere equilibrio anche con un centrocampista più alto in campo. Tradotto: più presenza offensiva senza perdere compattezza. In una fase della stagione in cui la zona Champions resta un obiettivo da consolidare, il contributo realizzativo dei mediani può fare la differenza tra gestire un 1-0 e chiudere una partita. Il 92% di precisione racconta l’ordine. Gli inserimenti e i gol racconteranno il salto di qualità. Perché questo Milan ha equilibrio. Ora cerca qualcosa in più. Domenica a Cremona sarà la prima occasione per vedere se le parole di Jashari si trasformeranno in fatti concreti.

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