Milan, il bivio è chiaro: Scudetto lontano, Champions vitale

Dal sogno Scudetto alla missione Champions: il Derby dà qualche speranza, ma ora il Milan deve ritrovare identità e solidità.

Gianpietro Melfi
5 min di lettura

Il Milan si appresta a dire momentaneamente addio al sogno Scudetto. Citato con cautela nell’ambiente rossonero e mai pronunciato da Allegri, il -10 dall’Inter pesa come un macigno. Le piccole a San Siro fanno male e in quelle occasioni il Milan si è ritrovato a non sapere quali pesci prendere. Sfrontatezza e ferocia sono termini che si sono affiancati più agli avversari che alla squadra di Allegri. Marzo sta arrivando e come detto più volte dal tecnico toscano: “Vedremo dove saremo e inizieremo a fare i conti”.

Addio Scudetto? La Champions prima di tutto

Sta per chiudersi una settimana che ha completamente ribaltato la stagione rossonera. Se prima del Como si pensava di pressare e agitare l’Inter, quest’ultima domenica sono svanite le prime speranze. L’obiettivo concreto e voluto da Allegri è la Champions. Il ritorno sul grande palcoscenico europeo è un intento naturale per una squadra come il Milan e, in questo senso, il lavoro svolto finora ha trasmesso ottimismo sul suo raggiungimento. D’altro canto c’era la possibilità concreta di staccare Roma e Napoli a +9, isolandosi sul secondo gradino del podio. Ma così non è stato. E il rammarico si mescola al pensiero costante di un Derby che per ora vede allungare il passo dei cugini. Il Diavolo nello scontro diretto dell’8 marzo dovrà assumere il ruolo di guastafeste più che da vero contendente, per non far saltare di gioia i nerazzurri prematuramente.

Le quattro fasi del blocco rossonero

A questo punto della stagione iniziano a venire fuori i primi verdetti sull’identità della squadra. Se per mesi si è parlato di andare in difficoltà contro le compagini medio-piccole, questo problema continua a non risolversi. Tolti i torti arbitrali, sul campo il Milan può essere suddiviso in quattro step che si vedono a gara in corso: studio dell’avversario, offensività opaca, orizzontalità e salvataggio del risultato.

Il primo viene svolto durante i primi dieci minuti di gara, in cui la squadra si ritrova a imporsi, trovandosi un avversario a specchio nelle scelte difensive, facendo risultare le prime contromosse offensive vane. Nel secondo step, le prime ripartenze danno spinta e voglia di sbloccare il risultato e in diverse occasioni, alla prima metà del primo tempo, Allegri può alzare lo sguardo sul tabellone con serenità. Terzo step. Se poi avviene una chiusura degli spazi attenta e logorante, i rossoneri, con Modric, rappresentano un momento del match in cui vengono a galla opzioni alternative che però finiscono per essere tentativi sterili, più di gestione che di reale rottura degli equilibri. La difesa vede spesso la palla e, inconsapevole delle scelte, lascia il problema ai braccetti che si ritrovano ad essere tirati come delle molle. Le mezzali invece provano inserimenti che schiantano sul fondo. Quando comincia questo momento, il Milan è arrivato al quarto punto, un punto di non ritorno, in cui le decisioni improvvise risultano da una parte disperate e impulsive, ma dall’altra ciniche, salvando, a volte, un risultato amaro.

Assenze e Derby: la solidità è sotto pressione

In questo periodo gli alibi cominciano ad avere voce in capitolo e uno tra questi è rappresentato dalle grandi assenze di giocatori come Pulisic, Leao e Rabiot. Non che questi tre siano la squadra, ma l’americano sta passando probabilmente il periodo più buio da quando veste rossonero. E Leao, nonostante le nuove assegnazioni, ha dovuto scontrarsi con la pubalgia, facendolo risultare non al pieno delle proprie forze.

Purtroppo quando si parla di problemi in casa Milan, il pensiero va direttamente al reparto offensivo ma per un primo periodo le alternative in rosa, come De Winter hanno avuto il loro tempo per ambientarsi. In certi aspetti verrebbe da dire che il tempo non ha giocato a favore del Milan, costretto a rimodellarsi in un 3-5-2 che ha figurato attendismo e controffensiva. E come citato dal giornalista de La Gazzetta dello Sport, Marco Pasotto, il 4-3-3 in casi come a Como avrebbe dato un aiuto in più. La rosa ha del potenziale e, arrivati a questo punto, ha delle ottime fondamenta per solidificarsi a lungo andare. Ma ora il pensiero costante del Derby potrà rendere questa solidità fragile.

I più letti

Pubblicità