Il “Natale” rossonero: Paolo Berlusconi celebra i 40 anni dall’acquisto del Milan

Il retroscena sull'acquisto a scatola chiusa: «Silvio scelse il cuore per salvare Baresi e Maldini dalla cessione».

Redazione
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Il calendario del calcio mondiale custodisce date che travalicano la semplice cronaca sportiva per farsi epica. Per il Milan, quella data è il 20 febbraio 1986. Esattamente quarant’anni fa, il club di Via Aldo Rossi passava ufficialmente nelle mani della famiglia Berlusconi, dando inizio a un’epopea capace di riscrivere le gerarchie del pallone internazionale. Per celebrare questo anniversario iconico, Paolo Berlusconi, fratello del compianto Silvio e testimone oculare di quella rivoluzione, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni del Corriere dello Sport, svelando retroscena inediti sulla nascita del sodalizio più vincente della storia moderna rossonera. Un racconto che oscilla tra l’azzardo finanziario e l’intuizione romantica, in un momento in cui il Diavolo navigava in acque societarie estremamente agitate.

L’acquisto “a scatola chiusa” e il salvataggio delle bandiere

L’operazione che portò il Milan sotto l’egida berlusconiana non fu il frutto di una fredda analisi di mercato, ma un vero e proprio atto d’amore, non privo di rischi che oggi apparirebbero folli. «Ricordo bene la mia iniziale opposizione all’acquisto del club», ha confessato Paolo Berlusconi durante il colloquio con la nota testata giornalistica. «Eravamo di fronte a una situazione paradossale: per la prima volta cercavamo di acquisire una società senza averne consultato i bilanci e ignorando la reale condizione economico-finanziaria». Eppure, a spingere per il “sì” definitivo fu una motivazione etica e identitaria. «Acquistammo a scatola chiusa per un motivo preciso: nel piano alternativo, quello di Armani, era prevista la cessione immediata di Maldini e Baresi, le due stelle del vivaio, per rientrare dell’investimento. Silvio diede una spiegazione lapidaria: “Questo è un affare di cuore”. Fu per questa stessa ragione che non volle mai quotare il Milan in borsa», ha ribadito l’imprenditore, sottolineando la natura viscerale della gestione.

Il “Natale dei milanisti” e l’Epifania globale

Il passaggio di proprietà del 1986 segnò lo spartiacque tra un passato glorioso ma decadente e un futuro dominato da trofei internazionali e innovazioni tattiche. Paolo Berlusconi ha utilizzato una metafora suggestiva per inquadrare la portata storica di quella giornata: «La data del 20 febbraio 1986 può essere considerata a tutti gli effetti il Natale dei tifosi milanisti», ha dichiarato con orgoglio. Una festività laica seguita, nelle parole dell’ex dirigente, da una «lunga Epifania, colma di successi in ogni angolo dell’Europa e del mondo». Da quel rogito notarile nacque infatti il ciclo dei “Saccchi” e dei “Capello”, trasformando una squadra in crisi d’identità in un modello di eccellenza globale. Oggi, a quattro decenni di distanza, quel 20 febbraio resta il pilastro su cui poggia l’immaginario collettivo di una tifoseria che, sotto la guida di Silvio Berlusconi, ha imparato a sentirsi sul tetto del mondo.

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