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Milan, i numeri contro il sospetto: quando i fatti smontano la parola “fortuna”

Nel suo commento per il Corriere dello Sport, Franco Ordine difende il percorso rossonero: 43 punti, difesa d’élite e continuità. Altro che casualità.

4 min di lettura

Nel dibattito che accompagna il cammino del Milan, la parola “fortuna” continua a riaffiorare con una certa insistenza. Ma secondo Franco Ordine, che sul Corriere dello Sport ha firmato un commento dal titolo emblematico “Diamo in numeri”, è proprio l’analisi dei dati a smontare questa lettura, restituendo una fotografia molto più solida del rendimento rossonero.

“Ci vuole rispetto”: il punto di partenza

Il ragionamento prende le mosse da una frase ripetuta, quasi all’unisono, dalle due panchine nell’ultima giornata: da una parte Cesc Fàbregas, dall’altra Massimiliano Allegri. «Ci vuole rispetto», hanno detto entrambi, seppure per ragioni diverse.

Nel caso del Como, la richiesta nasce da un contesto in cui l’estetica del gioco viene pretesa quasi come un dovere paesaggistico. Nel caso del Milan, invece, Ordine sposta il fuoco su un terreno meno emotivo e più concreto: i numeri, quelli che pesano davvero.

I dati che raccontano una stagione

Il Milan è arrivato a quota 43 punti attraverso una sequenza che, secondo Ordine, non può essere liquidata come frutto del caso. I rossoneri vantano la seconda miglior difesa del campionato, con 16 gol subiti, appena 7 lontano da San Siro, dato che certifica una solidità costante anche in trasferta.

A questo si aggiungono 22 punti raccolti fuori casa, segnale di una squadra capace di reggere contesti ostili, e 33 gol segnati, secondo miglior attacco alle spalle dell’Inter, che domina la classifica. Il dato forse più eloquente resta quello delle sconfitte: una sola, alla prima giornata contro la Cremonese, seguita da 19 risultati utili consecutivi. Numeri che, messi in fila, raccontano una traiettoria precisa, non una serie di episodi casuali.

Fortuna o costruzione? La risposta è nei fatti

Ordine è netto: invocare la fortuna ha senso al tavolo da poker, non in uno sport di squadra. In un gioco governato da meccanismi collettivi, da 22 giocatori e da un campo dalle misure immutabili, la casualità non può spiegare una continuità così marcata.

Da qui la domanda centrale: dopo una simile sfilza di cifre, è ancora corretto parlare di fortuna? Per chi osserva in buona fede, la risposta appare scontata.

L’invidia come chiave di lettura

Il commento si spinge oltre il calcio giocato, chiamando in causa la cultura. Ordine richiama la Divina Commedia e i canti XIII e XIV del Purgatorio, dove Dante Alighieri descrive gli invidiosi “con gli occhi cuciti da fil di ferro”, incapaci di sopportare la felicità altrui. Una metafora che, secondo il giornalista, si adatta a chi continua a sminuire il percorso del Milan, parlando più per pregiudizio che per analisi.

Senza illusioni estetiche, ma con merito

Nessuno a Milanello, sottolinea Ordine, pretende di spacciare i 43 punti per un capolavoro estetico. Non è questo il tema. Il punto è non confondere talento e organizzazione con la fortuna, come accade quando si ridimensionano prestazioni e protagonisti decisivi, Mike Maignan su tutti.

Il Milan non incanta sempre, ma regge, vince, accumula. E alla lunga, nel calcio, sono proprio questi elementi a separare le stagioni episodiche da quelle che lasciano un segno.

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